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13
Ago
2010

CLIMA: VITTORIA A BONN DELLE RETI GLOBALI. OBIETTIVI DI COCHABAMBA ENTRANO NEL NEGOZIATO

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Alcuni dei principali obiettivi condivisi dalle reti d’azione sulla giustizia sociale e climatica Climate Justice Now, cui Fair fa riferimento, e Climate Justice Action e presentate dal Governo della Bolivia, dopo la Conferenza dei Popoli di Cochabamba, come proposte per i negoziati delle Nazioni Unite sul Clima (UNFCCC) sono entrate a Bonn nei testi negoziali ufficiali. Dopo cinque giorni di incontri svoltisi a Bonn a livello diplomatico, e grazie alle pressioni congiunte delle delegazioni della società civile e dei Governi di alcuni Paesi in via di sviluppo coordinati dalla delegazione dello Stato Plurinazionale di Bolivia, è stato concordato un testo, che ha molte più pagine, molte parentesi aperte, ma che manda in cantina l’Accordo di Copenhagen, è riconosciuto da tutte e 192 le parti negoziali ed accoglie molte delle proposte contenute nella Dichiarazione finale della Conferenza dei Popoli di Cochabamba.
“La previsione della riduzione del 50% delle emissioni di gas climalteranti  per il secondo periodo di implementazione del Protocollo di Kyoto dal 2013 al 2017, il limite di aumento della temperatura globale fissato ad un massimo di un grado Celsius congiuntamente, però, a una concentrazione massima di 300 parti per milione di CO2 – spiega Alberto Zoratti, responsabile per Fair delle politiche sul clima – sono solo alcune delle importanti modifiche introdotte grazie al lavoro di pressione e di insider delle reti europee e globali. Non parliamo di tecnicismi, ma di requisiti necessari per la vita sul pianeta”. Altri importanti riferimenti sono, infatti, quelli alla necessità di garantire uno “spazio atmosferico” proporzionale al debito climatico accumulato dai Paesi più ricchi nei confronti di quelli più poveri, e di una distribuzione equa dei fondi a disposizione a partire dalla realtà demografica dei diversi Paesi. “C’è una citazione specifica del rispetto dei diritti umani – continua Alberto Zoratti – e un esplicito riferimento ai diritti dei popoli indigeni e dei profughi climatici, che insieme a una proposta rispetto al riconoscimento dei diritti della Madre terra che ci fanno dire che la scelta fatta dai movimenti di lavorare dentro e fuori le sedi dei negoziati, proprio perché questi si svolgono all’interno delle Nazioni Unite, casa di tutti gli Stati e non in un Club di Paesi eletti come può essere la Wto, si è rivelata vincente”. L’appuntamento per le reti, ora, è alle prossime tappe di avvicinamento negoziale alla COP 16 di Cancun, la prima delle quali in Cina, e al 12 ottobre, giornata di mobilitazione globale per la giustizia sociale e climatica.