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28
Mag
2007

ZAHI HAWASS E LE MISTERIOSE TOMBE DI TEBE AI MARTEDIí LETTERARI DEL CASINO' DI SANREMO

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Il 29 maggio nel Teatro dell’Opera del Casinò alle ore 16.30  Zahi Hawass e Sandro Vannini presentano il  libro:” Le tombe reali di Tebe. “ L’incontro verrà impreziosito da un documentario. Introduce l’autore Ito Ruscigni, curatore della rassegna letteraria.

L’Istituto Geografico De Agostini – in coedizione internazionale con Editions Mengès (Francia), Thames & Hudson Ltd. (Regno Unito e Stati Uniti), American University in Cairo Press (Egitto e Stati Uniti), Lapics (Ungheria), Verlag Philipp von Zabern (Germania) – ha recentemente pubblicato il volume fotografico dal significativo titolo Le tombe reali di Tebe. Un ponte verso l’eternità, primo di una trilogia dedicata all’Antico Egitto. Questa pubblicazione fa parte di un imponente progetto editoriale che la Casa Editrice ha avviato lo scorso anno con la straordinaria collaborazione in esclusiva dell'archeologo più conosciuto dal grande pubblico di tutto il mondo, Zahi Hawass, Segretario Generale del Supreme Council of Antiquities del Cairo.  
 

Alla base di questo importante progetto culturale vi è una campagna fotografica unica al mondo, realizzata dal fotografo italiano Sandro Vannini, ideatore di una tecnica fotografica particolare che consente di realizzare le cosiddette "visioni impossibili". Grazie a un software che assembla immagini ad altissima definizione e a tecniche di illuminazione innovative, Vannini è riuscito a documentare, in maniera inedita, lo straordinario patrimonio di pitture murali delle Valli dei Re, delle Regine e dei Nobili, cuore dell'Antico Egitto, una delle massime attrazioni culturali e turistiche del mondo, che col passare degli anni rischia di scomparire per sempre a causa di un rapidissimo e inarrestabile processo di deterioramento degli affreschi all’interno delle tombe.

Le più eclatanti sorprese potrebbero emergere dalle riprese nella necropoli della Valle dei Nobili, dove la gran parte delle tombe non vede la luce da decenni, tanto da meritarsi la suggestiva definizione di Zahi Hawass: "The lost tombs of Thebes", che hanno restituito tesori straordinari, sotto forma di pitture murali in eccezionale stato di conservazione. Di molte di queste si era persa memoria. Altre erano state documentate e riprodotte nei disegni dei grandi archeologi del passato. Oggi, possono svelarci nuovi misteri, facendoci rivedere alcune delle nostre credenze, ormai consolidate, sulla storia, la vita e la straordinaria tradizione religiosa della Terra dei Faraoni.  

Anche le poche stanze funerarie che finora vengono aperte alle visite dei turisti, a rotazione nel tentativo di preservarle e sottrarle all'impatto, inevitabilmente e inesorabilmente distruttivo, dell'uomo (da quella della Regina Nefertari a quella del Faraone Tutmosi) sono state fotografate usando la tecnica delle “visioni impossibili”, che presuppone anche ore e ore di lavoro di postproduzione in studio. Così, pareti lunghe 10 metri, alte 4, in corridoi di soli 1,5 metri di larghezza e soffitti di impressionanti dimensioni, che finora è stato possibile ammirare solo "a pezzetti" e comunque in condizioni sempre estremamente difficili, possono essere viste in prospettiva totale e con un livello di dettaglio molto più accurato di quello consentito dall'occhio umano, grazie alla potenza della fotografia digitale e a tecniche all'avanguardia di illuminazione e allestimento del set fotografico.

La scelta della ripresa digitale, piuttosto che analogica, oltre a essere all'avanguardia, e quindi di qualità tecnica superiore, permette anche dei controlli che con la pellicola risultano impraticabili: innanzitutto, quello cromatico, che consente di ovviare al deterioramento dei colori naturali, che è la "malattia" più evidente delle pitture egizie. Per ottenere tutto questo, è stato necessario utilizzare un sistema di illuminazione anch'esso innovativo costituito dalle lampade HMI a scarica "a luce fredda", approvate e utilizzate anche dalle Soprintendenze Archeologiche italiane, che, a differenza del flash “classico”, garantiscono una calibratura del bianco molto più precisa. Inoltre, una fonte di illuminazione continua garantisce un lavoro molto più accurato, soprattutto nel controllo della distribuzione della luce.  

Molti volumi sono stati scritti sulle tombe e gli straordinari reperti archeologici della Valle dei Re, eppure nessuno ne ha mai svelato i segreti al grande pubblico come Le tombe reali di Tebe , un libro che ci introduce a un Egitto mai visto, attraverso testi piacevoli, divulgativi ma dall’indiscusso rigore scientifico, accompagnati da immagini d’eccezione, spettacolari per le loro dimensioni e uniche al mondo per le tecniche impiegate nella loro realizzazione. Nella parte scritta l'accento è posto in particolare sull’analisi scientifica dei testi religiosi del Secondo Millennio A.C., noti comunemente tra gli addetti ai lavori come i “Libri del Mondo Sotterraneo”, che decoravano le tombe dei re. Si tratta di “libri” esoterici e arcani, colmi di strane creature e preghiere enigmatiche. Nel corso di diversi anni di studio gli egittologi sono riusciti a comprenderne le scene e i testi. Quest'opera mette a disposizione del lettore non specialistico e appassionato i risultati di questi studi.

“Le tombe reali di Tebe” si propone come un lungo, sensazionale viaggio nello spazio e nel tempo, che permette ai lettori esperti di egittologia o neofiti di sognare ad occhi aperti, di immergersi in un passato glorioso per accompagnare i Faraoni del Nuovo Regno nel loro viaggio verso l'immortalità!

Zahi Hawass (nato a Damietta, Egitto, il 28 maggio 1947) è un egittologo. Negli ultimi anni, è diventato noto a livello internazionale per le sue frequenti apparizioni in documentari televisivi sulle prime apparizioni della civiltà primitiva egizia.

Nel 1967 si laurea in archeologia greca e romana ad Alessandria d'Egitto. Nel 1980 consegue la specializzazione in egittologia all’Università del Cairo. Nel 1983 ottiene il Master di archeologia egizia e siro-palestinese all’Università della Pennsylvania, a Philadelphia, negli Stati Uniti. Nel 1987 ottiene la docenza in egittologia all'Università della Pennsylvania.

Dal 1969 ha iniziato ad essere uno dei massimi esperti di antichità egizie, come ispettore delle antichità del Medio Egitto a Tuna El-Gebel e Mallawi.

Fino al 1975 è stato ispettore di numerose spedizioni archeologiche e di siti archeologici egizi, come nella spedizione italiana a Sikh Abada, Minia; del sito di Edfu-Esn; della spedizione Pennsylvania Yale ad Abydos; del sito Western Delta ad Alessandria; del sito Embaba, Giza, al Cairo; del sito Abu Simbel; della spedizione Pennsylvania a Malkata, Luxor; ispettore delle antichità per il Boston Museum delle Piramidi di Giza. Fino al 1979 è stato primo ispettore delle antichità, per le Piramidi di Giza, Embaba, e dell'Oasi di Bahria. Nel 1980 è stato ispettore capo per le Piramidi di Giza. Dal 1987 al 1997 è stato direttore generale delle piramidi di Giza, Saqqara e Bahria Oasis. Dal 1998 al 2002 è stato sottosegretario di stato per i monumenti di Giza. Dal 2002 al presente (2005) è segretario generale del Concilio Supremo delle Antichità egizie.

Fin dal 1987 è apparso in numerosi spettacoli televisivi, stazioni radio e giornali di rilevanza mondiale, riguardanti le Piramidi e altri monumenti egizi, come l'Associated Press, Reuters, il New York Times, il Los Angeles Times. È apparso agli incontri della CNN sulle scoperte e la conservazione dei monumenti egizi. Ha curato nel 1992 l'edizione speciale "Who Built the Pyramids?" per il Magazine. Dal 1987 ad oggi (2005) ha curato la parte scientifica di numerosi documentari sull'Antico Egitto come "Nova" per la BBC; il film "The Mystery of the Pyramids" con Omar Sharif.
 

Onoreficenze

Nel 1980 è stato insegnante "Fulbright". Nel 1986 è stato insegnante all'Università della Pennsylvania. Nel 1998 è stato una delle 3 persone scelte dal "Cairo Foreign Press Association" per il premio "The Pride of Egypt". Nel 1998, ha avuto il premio "Egypt's Presidential Award: First Class in Arts and Science". Nel 2000, è stato nominato professore honoris causa come "Appointed Adjunct Professor" all'Università di Los Angeles. Il 28 ottobre 2000, ha ricevuto il "Golden Plate Award", dall'"American Academy of Achievement".