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30
Lug
2011

Chi ha paura della patrimoniale ? Articolo di Afiero Grandi

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altGiuliano Amato ha il merito di avere richiamato l’attenzione sulla precarietà della situazione economica del nostro paese. L’Italia non cresce. Il debito pubblico è tornato al 120 % del Pil. Sia perché la crescita economica è inesistente. Sia perché sono state buttate risorse pubbliche per miliardi di euro. Le risorse sprecate andrebbero

recuperate, ad esempio cancellando la cedolare secca a favore dei grandi

proprietari di case che da ora pagheranno meno tasse sugli affitti. Anche lo sgravio Ici per i redditi più alti potrebbe essere cancellato, riportandolo al livello deciso dal governo Prodi a favore dei redditi più bassi. Resta il fatto che con il debito pubblico tornato al 120 % del Pil non si scherza. Così siamo esposti all’aumento degli interessi sul debito, che per ora ha effetti limitati perché il debito è distribuito su più anni, ma il suo peso è destinato a crescere e può diventare insopportabile, schiacciando il nostro paese in una situazione di stagnazione, inflazione e tagli senza fine. Due obiettivi vanno indicati con chiarezza: il ritorno ad un consistente avanzo primario e la riduzione dello stock del debito sotto il 100 % del Pil. Quindi ridurre il debito pubblico è una priorità ineludibile, ma deve essere altrettanto chiaro che nemmeno la ripresa economica può essere rinviata, perché è l’unico modo per evitare di avvitarsi in una spirale di tagli senza fine. Il futuro dell’Italia sta nella capacità di trovare un buon equilibrio tra i 2 aspetti. Una tassazione patrimoniale è indispensabile per portare il debito pubblico entro limiti sopportabili, compatibili con la ripresa economica, contrastando la speculazione finanziaria, che è destinata a durare. Le misure decise dal Governo non hanno fermato la speculazione, sono sbagliate nel merito e socialmente ingiuste perchè non chiedono contributi a chi ha di più, mentre buona parte della ricchezza nazionale è nelle mani di un’area ristretta del paese. La tassazione dei grandi patrimoni ha 2 facce: una straordinaria per fronteggiare l’emergenza, quindi temporanea, l’altra strutturale. C’è bisogno di entrambe. In Francia Sarkozy non ha abolito la patrimoniale strutturale introdotta dal Governo socialista. Anche in Italia una misura strutturale è necessaria e va costruita escludendone i titoli del debito pubblico, che questo Governo - sbagliando - ha tassato di più attraverso l’aggravio sui depositi dei titoli, per di più proprio quando c’è l’attacco della speculazione al debito pubblico italiano. Alcune tasse di tipo patrimoniale esistono già, si tratta di rendere organico l’intervento. Ora l’attenzione va concentrata sulla parte straordinaria della tassazione patrimoniale, più urgente, perché al risanamento dei conti pubblici non basterà una patrimoniale ordinaria con aliquota contenuta. L’intervento per fronteggiare il debito pubblico, con carattere straordinario e limitato nel tempo, potrebbe prevedere un prelievo patrimoniale che potrebbe essere restituito entro alcuni anni, se gli obiettivi di risanamento verranno raggiunti. Come fu per la tassa per l’Europa. La patrimoniale probabilmente non basterebbe e quindi sono necessari altri interventi sia per il risanamento che per sostenere la ripresa. Inflazione. Il Governo sta lavorando per il classico piatto di lenticchie. Pur di raggranellare un poco di risorse lascia lievitare il prezzo dei prodotti petroliferi senza battere ciglio così aumentano le entrate. E’ un grave errore, così rischiamo la crescita dell’inflazione nel sistema economico (ci sono avvisaglie) che si scaricherà anche sul costo del debito pubblico. Occorre una terapia d’urto per mettere sotto controllo l’inflazione e portarla sotto il livello europeo, con le buone o con le cattive, e questo renderà anche più conveniente il risparmio collocato in titoli pubblici. Per questo occorre un accordo con i soggetti sociali fondamentali, interessati al contenimento dell’inflazione. Solo così i risparmiatori italiani potranno trovare conveniente reinvestire in modo massiccio nei titoli italiani. Oggi riportare gli interessi (in crescita) sul debito all’interno del paese significa redistribuire in Italia, che è sempre meglio dell’esportazione netta di risorse. Prima i tassi molto bassi portavano risorse dall’estero. Per questo occorre un discorso chiaro e serio al paese, che dia fiducia ai risparmiatori, offrendo garanzie sulla restituzione del debito alla scadenza e sull’impegno a mantenere l’attuale tassazione per i titoli del debito pubblico, mentre occorre inizianre a tassare le rendite finanziarie che è condizione per rendere convenienti gli investimenti. La tassazione delle rendite finanziarie va portata sopra quella del capitale investito, o reinvestito, e va avviata gradualmente la tassazione di tutte le fonti di reddito, qualunque ne sia la natura - stock option in primis - come il reddito da lavoro. Il reddito da lavoro non può continuare ad essere la bestia da soma che consente gli sgravi a tutti gli altri. Occorre un serio programma di lotta all’evasione fiscale (compresa l’attuazione della richiesta Ue di farsi restitutire l’Iva evasa nell’ambito dello scudo fiscale) e contributiva per sostenere la ripresa e l’occupazione e dare sostegno ai redditi più bassi, in particolare per chi non ha nessuna fonte di reddito. Senza questa svolta debito pubblico e ripresa sono questioni irrisolvibili. (Alfiero Grandi)