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16
Lug
2011

Manovra e democrazia. Aritolo di Alfiero Grandi

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alt L’Italia non è la Grecia, i conti pubblici sono in sicurezza, recitava sussiegoso il Ministro Tremonti, non si sa se per scaramanzia o per errore di valutazione, fino all’attacco

 della speculazione di una settimana fa. L’Italia ha retto bene la crisi mentre la Grecia è nel caos, recitavano i corifei del centro destra in tutte le sedi, fino a pochi giorni fa. Del resto Berlusconi ha iniziato ad attaccare il Ministro dell’Economia perché non cedeva sulla sua richiesta di una riduzione fiscale per riacquistare consensi, che chiunque capiva avrebbe solo accelerato l’arrivo della speculazione finanziaria.

Ora purtroppo il “lupo” della speculazione, a lungo esorcizzato, è arrivato; la speculazione finanziaria ha attaccato il debito pubblico italiano e ha ottenuto già ora un risultato tuttaltro che disprezzabile: dimostrare che il re è nudo. Difficile non condividere l’esigenza di una rapida risposta per tentare di bloccare la speculazione finanziaria sul debito pubblico italiano e quindi può essere utile avere consentito l’accelerazione dell’approvazione della manovra voluta dal Governo grazie ad un comportamento fin troppo responsabile dell’opposizione. Non va dimenticato che i gruppi di maggioranza stavano predisponendosi ad uno stillicidio di emendamenti e solo un forte richiamo alla responsabilità li ha convinti a desistere. Tuttavia va evitato il pericolo, che esiste in questa situazione, che il Governo tenti di usare l’approvazione celere della manovra per restare in sella, per sopravvivere. Quindi deve emergere che una via diversa è possibile, dura, realistica, ma possibile. La manovra è infatti sbagliata e insieme molto diversa da quanto aveva immaginato il Governo e in particolare il Presidente del Consiglio. La manovra mette le mani pesantemente nelle tasche degli italiani sia come aumento del prelievo che come tagli di prestazioni che costringeranno a maggiori esborsi le famiglie. Questo la rende molto diversa dalle favole raccontate dal centro destra. Le favole del centro destra sono al capolinea. La manovra è però anche sbagliata. Se si può capire che l’opposizione abbia risolto il problema della rapidità dell’approvazione con un voto contrario a tutta la manovra senza perdersi nei meandri degli emendamenti, va aggiunto però che su un punto l’opposizione da oggi deve chiarire all’opinione pubblica che veramente non avrebbe fatto una manovra come questa. Non tanto nella quantità ma nella qualità. A sinistra ci sono opinioni diverse. C’è chi pensa, legittimamente, che si potrebbe fare una manovra sul debito pubblico meno impegnativa e quindi dedicare più risorse alla ripresa. E’ un discorso tuttaltro che banale perché con i tagli (come in questa manovra) effettivamente si rischia di prenotare una successione di altri tagli, senza fine, con l’Italia che rischia di diventare un paese con una base economica e sociale sempre più ristretta e più iniqua. Tuttavia è difficile sfuggire al nodo del debito pubblico, tanto più che si rischia ad ogni asta di avere un aumento del servizio del debito da far tremare e questo significa risorse sottratte alla ripresa. Quindi una strategia di rientro dal debito è necessaria in tempi brevi, almeno fino ad arrivare sotto al 100%. Occorre dimostrare che ci sono altre misure che possono essere adottate per sostituire quelle adottate dal centro destra con questa mostruosa manovra, rafforzarne l’impatto quantitativo se necessario e spingere con decisione l’accento sulla ripresa. La misura del bollo sul deposito dei titoli, che non ha distinto tra quelli pubblici e quelli privati, fa a pugni con l’esigenza di collocare al meglio il debito pubblico. L’aumento delle accise sui prodotti petroliferi ha dato impulso all’inflazione sia direttamente che indirettamente e questo prima o poi si scaricherà sul debito pubblico. Al contrario una strategia dura e decisa di contenimento dei prezzi avrebbe un effetto indiretto sul servizio del debito pubblico e sulla tenuta dei redditi. Se i prezzi italiani arrivassero stabilmente sotto quelli europei sarebbe utile anche contro la speculazione finanziaria. Possono essere riviste le misure sull’Ici ai più ricchi, la cedolare secca per i proprietari che affittano. Può essere data attuazione alla richiesta Europea di accertare l’evasione Iva collegata allo scudo fiscale. Possono essere riviste altre misure adottate dal centro destra a favore dei ceti abbienti. La lotta all’evasione dovrebbe rivedere l’allentamento che è stato deciso con il precedente decreto e più in generale potrebbe dare risultati importanti con una strategia volta a colpire l’evasione fiscale e insieme favorirne il rientro. Anche la semplificazione può essere utile ma la precondizione è che se ne vada Brunetta, sulla base degli stessi giudizi del Ministro Tremonti. Anche sui redditi non si capisce perché alla fobia antipensioni non debba essere sostituito un intervento sui redditi più alti, stabilendo tetti di reddito oltre i quali il prelievo fiscale è pressochè totale, oppure rivedendo radicalmentela tassazione delle stock option che sono reddito e andrebbero tassate con il sitema normale, come il lavoro, senza infingimenti. Rendite finanziarie: il 20 % di tassazione andava bene in tempi normali, ora la rendita va tassata come è tassato il reddito da lavoro, semmai con un mix su rendimento e capitale. La stessa patrimoniale può servire per sostituire misure inique e ridurre il debito. Ci sono altre proposte, mettiamole insieme e costruiamo una manovra alternativa a questa. In sostanza più che rimettersi alla clemenza dei mercati finanziari, purtroppo lasciati liberi di scatenare la speculazione contro gli stessi Stati che hanno salvato la finanza e le banche, occorre prendere le risorse dove sono, senza indugi per risanare e rilanciare. Non c’è più tempo per i tentennamenti, occorre un’azione decisa di segno diverso dalla destra. E’ l’unico modo per rendere chiaro che avere consentito l’accelerazione dell’approvazione delle misure per reggere alla speculazione non è condivisione ma al contrario prender il tempo necessario per spiegare perché quelle misure sono sbagliate e vanno sostituite da altre di segno ben diverso. Per farlo, va da sé, occorre un altro Governo, dopo le elezioni politiche da fare prima possibile. (Alfiero Grandi )