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14
Set
2012

Testimonianze di un'epoca che fu

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alt Dal 16 settembre al 20 dicembre presso il Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina di San Michele all'Adige è in programma la mostra “Le scritte dei pastori”. Il percorso propone la rassegna di tre secoli di graffitismo rupestre della Val di Fiemme in prospettiva

 etnoarcheologica integrata da un approfondimento sul progetto del Museo che ha visto la ricognizione sul campo, la catalogazione, l’analisi e l’interpretazione di migliaia di graffiti dipinti sulle falesie del Monte Cornón.
La mostra raccoglie gli esiti dell’importante ricerca svolta dal 2007 dal Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina, nell’ambito del Progetto APSAT, sul graffitismo popolare fiemmese risalente al periodo compreso dal 1650 al 1950 circa, con la ricognizione sul campo e lo scavo, la catalogazione, l’analisi e l’interpretazione di migliaia di graffiti dipinti sulle falesie, ad altitudini che variano dai 1200 ai 2000 metri sul livello del mare. Da cinque anni un team di ricerca guidato dall’antropologo e direttore del museo Giovanni Kezich e dalla

etno-archeologa Marta Bazzanella lavora sulle pendici della  montagna per censire le scritte dei pastori e per studiarle, classificandone oltre 5000. Realizzate con ematite rossa macinata e mista con vegetali ed acqua, esse seguono dal punto di vista temporale il processo di alfabetizzazione della Valle di Fiemme con prime testimonianze agli inizi del '600 ed intensificazione nel '700, fino alle ultime scritte datate anni '50 del '900, ossia gli ultimi periodi di transumanza prima che la società dei servizi soppiantasse quella della pastorizia di alta quota. Risultato di questa intensa attività di scrittura murale sono oltre  30mila scritte stimate lasciate sulle rocce calcaree del Cornon e del Latemar, ad altezze comprese fra i 1000 e i 2000 metri di quota nei territori dei comuni di Tesero, Panchià, Ziano e Predazzo.
Ma quali erano i significati e i soggetti di queste scritte? Dei più disparati. Dalle semplici annotazioni di passaggio a brevi considerazioni sulla durezza del lavoro o sulle temperature rigide che portavano con sé un anticipo di inverno; cenni sulla vita del pastore, il gregge, qualche amore lasciato in paese esprimono tutta la quotidianità di quelle giornate ad alta quota e rappresentano, secondo gli storici, un modo atavico di vincere la noia di quei momenti di solitudine.
Accanto alla mostra, che nel periodo del Santo Natale si trasferirà proprio in Val di Fiemme, c'è un progetto del Museo dedicato agli studenti delle scuole trentine che vuole avvicinare i ragazzi al tema del graffittismo pastorale, aspetto poco noto del patrimonio storico-culturale strettamente correlato alle pratiche della pastorizia ovicaprina e della lavorazione della lana. Attraverso la visione di materiali audiovisivi e la manipolazione di oggetti d’uso, verranno approfondite le tematiche affrontate durante la visita alle sale del museo concentrando l’attenzione sull’origine e sui significati delle numerose scritte lasciate dai pastori della val di Fiemme sulle rocce del Monte Cornón.