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19
Mar
2007

LíEPOPEA DEI MAYA AI MARTEDIí LETTERARI DEL CASINO' DI SANREMO

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Il 20 marzo i Martedì letterari trasporteranno il sempre numeroso pubblico  ad approfondire il misterioso mondo dei Maya. Nel Teatro dell’Opera del  Casinò  alle ore 16.30  Davide  e Viviano Domenici terranno la conferenza  sulla civiltà Maya, portata agli onori della cronaca del recente film  “Apocalypto” di Mel Gibson. Verrà presentato il libro “I Maya” di Davide Domenici.

Introduce l’appuntamento culturale  il curatore dei Martedì  Letterari, Ito Ruscigni.

Il prof. Davide Domenici  incentrerà il suo intervento sulle nuove conoscenze acquisite  intorno alla civiltà Maya mentre il padre Viviano Domenici,  giornalista,  affronterà il tema “della percezione” moderna dei Maya, anche attraverso la pellicola di Gibson.

Millenni indietro, i Maya forgiarono una civiltà che oggi è considerata tra le più importanti del mondo antico. Con un straordinario impulso creativo che durò circa 600 anni, i Maya eressero grandi città, templi e piramidi, crearono una gran rete di scambio commerciale e riuscirono trascendenti avanzamenti nelle arti e le scienze che li collocarono molto davanti dei loro contemporanei. Allora, per ragioni sconosciute, questa cultura cominciò a declinare, le città furono abbandonate ed i suoi abitanti sparirono.  

Le nazioni dove regnarono i Maya furono: Guatemala, Belize, Honduras ed i cinque Stati messicani di Yucatan, Quintana Roo, Campeche, Chiapas e Tabasco e abbracciano quello che oggi chiamiamo il Mondo Maya. Questa regione copre approssimativamente 500,000 km2
 

Recenti ritrovamenti in Guatemala, culla primitiva della loro civiltà, avvalorano l'ipotesi che le prime culture Maya siano posteriori o risalgano a poco prima del II millennio a.C quando dai Maya si staccarono gli Huaxtechi: ma di queste civiltà protomaya si hanno pochissime notizie.

Le prime tracce di sedentarizzazione sono comunque più tarde: monumenti funebri, templi, magazzini e mercati, nuclei intorno ai quali si formarono poi Città-Stato. L'arte Maya comincia ad assumere una fisionomia originale solo nell'età Chichanel (500 a.C. - 300 d.C.), cui risale la prima città nota, Dzibilchaltun, di cui resta il rozzo tempio delle Sette Bambole (vedi sopra). La ceramica è vivacemente colorata, e le statuette hanno un tono realistico.  
 

Dopo il terzo secolo (età Tzakal, 320-650 d.C., e Tepeuh, 650-987) si registra la fondazione e lo sviluppo delle grandi città maya in cui prevale il carattere cerimoniale e monumentale su quello funzionale (Tula, Uxmal, Chichén Itzá, Tikal, Palenque, ecc.), che vengono riunite da grandi strade.Si affermano tipi architettonici abbastanza costanti (tempio-piramide a gradoni, santuario, gioco della palla, palazzo) che si differenziano per le dimensioni talvolta colossali e per la decorazione scultorea, sempre molto complessa e di forme spesso bizzarre.  
 
 

La produzione ceramica, ricchissima, è policroma e modellata in forme originali e un poco artificiose; notevolissime le statuette, ora vivacemente realistiche ora tendenti al grottesco. Restano anche importanti esempi di opere pittoriche a fresco (palazzo di Bonampak).

La misteriosa fine dei maya

Terminato intorno al 1000 il periodo classico dei Maya, le grandi città vengono progressivamente abbandonate per motivi misteriosi, è l'inizio della fine per i Maya. Recentemente gli archeologi hanno ottenuto le prove per poter affermare che nel 10° secolo d.c. si determinò una eccezionale siccità nei territori maya che portò carestie e desertificazione.

La capitale si sposta da Chichén Itzá a Mayapán. La genuina civiltà maya ha termine intorno alla metà del X secolo a seguito dell’intervento dei Toltechi. Considerati i distruttori dell'antico Impero, i Toltechi furono invece gli artefici dell'unificazione politica delle disperse popolazioni maya. Sotto il loro influsso, i Maya acquistarono non solo i costumi religiosi e guerreschi caratteristici delle civiltà più propriamente messicane, ma costituirono una vera e propria civiltà urbana ed ebbero centri politici unitari.  

Col nuovo Impero ha inizio l'epoca maya-tolteca, che viene divisa in tre periodi:

il primo periodo, detto Puuc (dal nome di un tipo di ceramica e di decorazione), dal 987 al 1194, fu caratterizzato dall'egemonia di Chichén Itzá, dalla costituzione della cosiddetta lega di Mayapán (città fondata nel 941 o nel 987) e dalla cacciata dell'aristocrazia Itzá da Chichén Itzá a opera dei Cocom, clan aristocratico di Mayapán;

il secondo periodo durò dal 1194 al 1441 e vide l'estendersi dell'egemonia di Mayapán su tutti i centri dello Yucatán settentrionale;

il terzo periodo ha inizio con la distruzione di Mayapán e con il progressivo abbandono di gran parte delle città dello Yucatán.  

L'attività architettonica subisce un rallentamento, mentre si incrementa la produzione scultorea di paramento che giunge a una sovrabbondanza e a una complicatezza tali da far parlare di "barocco" maya: queste caratteristiche stilistiche si riflettono anche sulla ceramica.

Nel XV secolo, l'Impero maya entra in piena decadenza, tale periodo fu caratterizzato da una serie di calamità (uragani, pestilenze, vaiolo) e dall'arrivo degli spagnoli che raggiunsero la costa settentrionale dello Yucatán una prima volta nel 1518.  

Anche se la conquista spagnola non si realizza che molto più tardi, i Maya si ritirano progressivamente nelle giungle, abbandonando le vecchie città, e la loro civiltà non produce più opere grandiose, pur mantenendosi viva anche attualmente. Le popolazioni di derivazione maya costituiscono uno dei gruppi principali della Mesoamerica.
 

Davide Domenici, ricercatore presso il Dipartimento di Paleografia e Medievistica dell'Università di Bologna. Specializzato in ricerche archeologiche e antropologiche nel continente americano. Dopo avere a lungo lavorato a Nazca in Perù e nell'Isola di Pasqua in Cile, nel 1993 ha iniziato a lavorare in Messico, in qualità di borsista al Centro de Studios de tihuacános, conducendo scavi archeologici nel sito monumentale di Teotihuacán. Dal 1998 è codirettore del progetto archeologico Rio La Venta, un progetto di ricerca che si svolge all'interno della Selva El Ocote, un'area di selva tropicale nella parte occidentale dello stato messicano del Chiapas, una regione tradizionalmente occupata da indigeni di etnia zoque; le ricerche hanno portato alla scoperta di decine di siti monumentali e di grotte utilizzate come aree di offerta, si concentrano principalmente sul rapporto tra insediamento urbano e ambiente carsico tropicale e sullo studio delle antiche pratiche rituali, mediante l'analisi comparata di dati archeologici, etnostorici ed etnografici. Dal 2003 è titolare del seminario "Cucine Indigene d'America", nell'ambito del master di Cultura dell'Alimentazione tenuto presso l'Università di Bologna. Ha pubblicato vari articoli, sia di carattere tecnico che divulgativo, e alcune monografie.


Viviano Domenici è un giornalista di vecchia data, responsabile delle pagine scientifiche del Corriere della Sera per ventisei anni. È un viaggiatore e un grande appassionato di archeologia, che per anni ha seguito esploratori e archeologi alla volta di città scomparse, alla scoperta di dinosauri fossili e tribù isolate nella foresta. Sempre però con l'occhio curioso del giornalista.

Continua a collaborare con il Corriere. Per la verità, nel 2002 e nel 2003 ha viaggiato moltissimo. Dalle antiche città degli indiani d'America, in Nevada, a Persepoli in Iran, ha visitato sette località del mondo dove voleva andare da anni e ha scritto vari reportage per il Corriere.

Ha collaborato con il Centro studi e ricerche Ligabue di Venezia..

La presentazione del libro:” Le tombe reali di Tebe” con Zahi Hawass e Sandro Vannini è stato rimandato al 29 maggio 2007.