38° film “I Giovedì della Cineteca al Cantero”- 01 febbraio 2007 ore 17:00 - 21:00 Cinema Teatro Cantero, Via Vecchie Mura, 10 CHIAVARI.La classe operaia va in paradiso
Regia:Elio Petri (Italia, 1971)
Sceneggiatura: Elio Petri, Ugo Pirro
Scenografia: Dante Ferretti ; Fotografia: Luigi Kuveiller
Musica: Ennio Morricone
Montaggio: Ruggero Mastroianni
Prodotto da: Ugo Tucci per la Euro International Film
Cast: Gian Maria Volontè: Ludovico Massa (Lulù);
Mariangela Melato: Lidia (l'amante di Lulù); Salvo Randone: Militino;
Gino Pernice: Sindacalista; Luigi Diberti: Bassi; Mietta Albertini: Adalgisa; Donato Castellaneta: Marx; Massimo Patrone: un pazzo; Adriano Amidei Migliano: un tecnico; Ezio Marano: il cronometrista; Giuseppe Fortis: Valli;
Premi: 1972 David di Donatello per il miglior film
1972 Palma d'oro a Cannes ex aequo con Il caso Mattei.
Trama: Ludovico Massa, detto Lulù, è un metalmeccanico comunista campione del cottimo: per questo, mentre è benvoluto e vezzeggiato dal padrone è odiato dai compagni che si vedono imporre i suoi frenetici ritmi produttivi. D'altra parte, lo stesso Lulù vive male la condizione operaia: questa, infatti, gli consente apprezzabili livelli di consumo ma annienta la sua vita affettiva e sentimentale, impedendogli di avere amici e compromettendo il suo rapporto con l'amante. Comunque individualista e arrogante, Lulù non si schiera nella frattura sulla vertenza del cottimo che si sta aprendo in fabbrica fra sindacalisti moderati ed estremisti extraparlamentari. Quando perde un dito in seguito ad un incidente sul lavoro, Lulù cambia atteggiamento nei confronti della fabbrica: aderisce alla contestazione estremista e sostiene lo sciopero ad oltranza. A seguito di tafferugli con la polizia, Lulù viene licenziato in tronco; per questo viene abbandonato dall'amante e dagli stessi estremisti che giudicano il suo un caso personale. Grazie alla vittoria dei sindacati di cui aveva denunciato l'arrendevolezza politica, Lulù viene riassunto tornando alla catena di montaggio. Ormai alle soglie della pazzia, Lulù delira sull'esistenza di un muro da abbattere, oltre il quale c'è il paradiso della classe operaia.
Petri ha l’ambizione di comunicare per allegorie: lo spettatore non può che goderne. Il realismo grottesco è ai massimi livelli, Petri, avanti sui tempi, non teme di sbeffeggiare qua e là il sindacato, gli studenti in lotta e l'iconografia operaista, e ciò gli provocò aspre critiche. Magnifica la sequenza iniziale del risveglio all'alba e in generale l'interpretazione di Volontà. Scritto da Petri con Ugo Pirro, "La classe operaia va in Paradiso"è il primo film italiano che entra in fabbrica, analizzandone il sistema e mettendo a fuoco i rapporti tra uomo e macchina, tra sindacato e nuova sinistra, tra contestazione studentesca e lotte operaie, repressione padronale e progresso tecnologico.
La musica di Morricone enfatizza l’ossessività e la terribile ripetitività del lavoro in fabbrica; e suggerisce le sensazioni di estraniamento e di insofferenza che il protagonista sta vivendo sulla sua pelle. La lingua dei personaggi è curatissima: si passa dalle inflessioni dialettali milanesotte di Lulù e della sua compagna (Mariangela Melato), ai variopinti accenti meridionali dei tanti emigrati, pugliesi e siciliani. La nebbia, che spesso, assieme alle recinzioni, separa gli operai della fabbrica dai manifestanti, è un elemento perturbante che sa, simbolicamente, superare l’originaria connotazione geografica.
Elio Petri: Io raccontai quella che era la storia di tutti, di come in questa società non si possa vivere che nell'alienazione. Il rapporto del tempo esistenziale con quello produttivo, in un operaio, è evidentemente il lato più drammatico della sua giornata, e io mi occupai soprattutto di quello. Da ragazzo avevo fatto per qualche mese l'edile, e sapevo che gli operai si somigliano, un operaio romano non è tanto dissimile da uno milanese, forse solo nella cultura ma non certo nel rapporto con l'esistenza, che è identico....
Ugo Pirro: “Prima di scrivere il soggetto e la sceneggiatura di La classe operaia va in paradiso facemmo una lunga indagine: seguimmo le lotte operaie. Tutte le mattine andavamo davanti ai cancelli della Fatme, filmavamo gli interventi degli studenti, i cortei degli operai. Facemmo decine dì interviste a operai, sindacalisti, dirigenti d'azienda. Per questo film la grossa difficoltà fu trovare la fabbrica. Nessuno voleva darcela. Poi alla fine scovammo una fabbrica di ascensori di Novara in crisi e occupata dagli operai. In quella fabbrica la catena di montaggio non c'era, ma per la nostra storia era indispensabile. Lì costruimmo alla meglio con l'aiuto degli stessi operai. In verità un'altra fabbrica disponibile c'era: il Tubettificìo Ligure. Guzzi, il proprietario, era molto aperto verso di noi. Ma non fu possibile usarlo per ragioni tecnico-cinernatograficheIn seguito fu Comencini ad ambientare Delitto d'amore nel Tubettificio Ligure di Lucca.”
Gian Maria Volontè :C'è molto mistero nel lavoro dell'attore... E dirò che difendere questo spazio, legittimare questo spazio di mistero e quest'interrogativo sull'attore è una cosa che voglio continuare a fare, perché c'è dentro tutto il fascino e la curiosità che ancora ho per questo lavoro, per come lo fanno gli altri e per come posso farlo io. Del resto, prendiamo Totò, come faceva Totò? Ecco, io credo che un caso di straniamento brechtiano così clamoroso non ci sia mai stato, e probabilmente lui stesso non lo sapeva.
Ennio Morricone: La scansione ritmica, cioè la divisione del tempo, la sua misura, sono cose di cui non mi accorgo quando compongo. Ed evidentemente in ogni film c'è una ragione per la quale divido il tempo in un certo modo. In “Indagine... non si tratta esattamente di una marcia, ma di un tango che mira a un risultato grottesco. Nella Classe operaia... è diventata una marcia, con riferimento al film precedente. Cerco ora di giustificarmi perché non ci ho mai riflettuto sopra veramente. Forse la marcia degli operai, le loro rivendicazioni, il ritmo del lavoro (per il quale ho utilizzato uno strumento elettronico che imitava la pressa) tutto questo ha contribuito alla mia decisione di scegliere per il film una marcia.
