Giovedì 8 marzo al Cinema Teatro Cantero di Chiavari (spettacoli ore 17:00 e ore 21:00 prezzo 3,50 Euro), nell'ambito della Rassegna dei "Giovedì della Cineteca", verrà proiettato il film del 1990 "Il Tempo dei Miracoli", il capolavoro del regista serbo Goran Paskaljevic.Questo film fa parte della sezione "VENTO DELL' EST".
Goran Paskaljevic è nato a Belgrado nel 1947 forma la sua cultura cinematografica nella cineteca di Belgrado. Studia alla FAMU, costituendo con altri registi jugoslavi la cosiddetta “Scuola di Praga”. Si diploma nel 1971.
Il suo primo film viene vietato dalla censura cecoslovacca. Subito dopo inizia a lavorare per televisione del suo paese e realizza una serie di documentari sui problemi sociali. Nel 1976 debutta nel cinema con un lungometraggio che riscuote un enorme successo di pubblico e critica, in patria e all’estero, vincendo fra l’altro, il premio della critica a Berlino. Nel 1992, a causa dello scoppio della guerra civile nella ex-Jugoslavia, è costretto a lasciare la sua terra d'origine per riparare a Parigi.
Ha partecipato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1979 con "Zemaljski dani teku", nel 1992 con "Tango argentino" e nel 1998 torna a Belgrado per girare “Bure Baruta” ("La Polveriera") premiato dalla critica internazionale come miglior film alla Mostra del cinema di Venezia. E’ con quest'ultimo film che si impone alla ribalta internazionale. La polveriera era l'amara e pirotecnica metafora di tutti i mali della Jugoslavia. Ed è ancora una metafora a caratterizzare il suo ultimo film: stavolta, sull'ex dittatore di Belgrado, quello Slobodan Milosevic processato all'Aja per crimini di guerra.
Le sue nette prese di posizione contro il regime di Slobodan Milosevic lo hanno, tuttavia, costretto a lasciare di nuovo la Serbia alla volta dell'Irlanda, dove ha ambientato “Come Harry divenne un albero” (2000).
Il regista serbo, tornato a Belgrado dopo la caduta del regime e lo scampato pericolo di vita (era ritenuto un traditore), ha scelto un racconto cinese, ha girato il nuovo film nella brughiera irlandese inzuppata di pioggia e maleodorante di cavoli, per parlare ugualmente anche se indirettamente di quello che è accaduto al suo paese dopo la polverizzazione della Jugoslavia.
Nel 2001 è stato scelto dalla International Film Guide di Variety come uno dei cinque migliori registi dell'anno.
Intellettuale tra i pochi che si è opposto al regime di Milosevic, Paskaljevic ritiene che "la classe politica che si è arricchita con Milosevic, rendendo la gente comune sempre più povera, è ancora lì a rovinare i miei figli e i figli dei miei figli". Paskaljevic, come tutti i serbi del resto, non ha digerito i bombardamenti Nato su Belgrado del '99: "Non sono stati affatto chirurgici e mi piacerebbe vedere i responsabili sotto processo all'Aja". Riconosce però che "l'Italia fu l'unico paese europeo all'interno del quale ci fu una forte opposizione alla politica dei bombardamenti".
Dopo l’esperienza irlandese di “Come Harry diventò un albero” il regista de “Il tempo dei miracoli”, “L’America degli altri”, “Tango argentino” e “La polveriera” ha realizzato due opere autoprodottte in digitale: “San zimske noci – Sogno di una notte d’inverno” nel 2004 e “Optimisti”. Complessivamente ha firmato, in carriera, trenta documentari e dodici lungometraggi presentati nei festival cinematografici di tutto il mondo.
Da una recente intervista..
D: Come è nato il suo amore per il cinema?
R: A quindici anni volevo diventare un pittore, ma non è stato possibile. Ho iniziato ad amare il cinema frequentando la Cinemateque di Belgrado: mio padre era impiegato lì e mi ha offerto un lavoretto. E’ lì che mi sono innamorato di un film che mi ha fatto scoprire il neorealismo italiano, Ladri di biciclette. In seguito alla fine degli anni Sessanta ho studiato a Praga, dove all’epoca si trovava la miglior scuola di cinema d’Europa: a Praga ho vissuto il Sessantotto ed ho avuto come professori personaggi come Milan Kundera e Milos Forman, ovvero uomini che insegnavano cinema ma non avevano smesso di fare cinema, e consentivano ai loro studenti di vivere il cinema dall’interno. Poi sono tornato a Belgrado ed ho trovato una situazione molto diversa da quella che avevo lasciato anni prima: ho cominciato a girare alcuni documentari, circa trenta, e quindi sono passato a cortometraggi e lungometraggi, partecipando a vari festival, Venezia, Cannes. Negli ultimi sette anni non ho vissuto a Belgrado perché ero apertamente contro Milosevic, e lo dichiaravo. Venivo soltanto quando c’erano manifestazioni contro di lui. Credevo che non fosse giusto stare a Parigi e schierarmi contro Milosevic e poi non esserci quando c’erano manifestazioni. Dopo “La polveriera” sono stato attaccato duramente dalla stampa locale, tanto che ho avuto paura di rimanere a Belgrado: per questo me ne sono andato e sono venuto a Roma, perché all’epoca se la Signora Milosevic attaccava qualcuno, dopo tre giorni il suo bersaglio veniva ucciso. La situazione era davvero terribile…
Filmografia:
IL BAGNINO D'INVERNO (1976)
TIME OF MIRACLES (1989)
TANGO ARGENTINO (1992)
SOMEONE ELSE'S AMERICA (1995)
LA POLVERIERA (1998)
COME HARRY DIVENNE UN ALBERO (2001)
MIDWINTER NIGHT DREAM (2004)
