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05
Giu
2007

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Giovedì 07 guigno al Cinema Teatro Cantero di Chiavari (spettacoli ore 17:00 e ore 21:00  prezzo 3,50 Euro), nell'ambito della Rassegna  dei "Giovedì della Cineteca", organizzata dall'Associazione SenzaConfini e curata dalla Cineteca DWGriffith, verrà proiettato il 55° film "La famme femme d’à côté" (La Signora della porta accanto) del 1981 del regista francese François Truffaut (1932-1984).
Questo è il ventesimo film di François Truffaut: il suo sesto film d'amore e, purtroppo, il penultimo. E’ una storia d'amore girata come un thriller.
Quello de "La signora della porta accanto" era un progetto che Truffaut accarezzava da tempo, ma solo quando vide la sua compagna Fanny Ardant a fianco di Depardieu alla cerimonia dei César in cui "L'ultimo metrò" ricevette dieci premi decise di iniziare la lavorazione vera e propria.

55° film “I Giovedì della Cineteca al Cantero”  -  07 giugno 2007 ore 17:00 - 21:00  Cinema Teatro Cantero

LA SIGNORA DELLA PORTA ACCANTO
(La femme d'à côté, Francia - 1981)
Regia: François  Truffaut
Soggetto: François  Truffaut, Suzanne  Schiffman, Jean  Aurel
Sceneggiatura: François  Truffaut, Suzanne  Schiffman, Jean  Aurel
Fotografia: William  Lubtchansky
Musiche: Georges  Delerue
Montaggio: Martine  Barraque

Cast: Fanny  Ardant (Mathilde Bauchard), Gérard  Depardieu (Bernard Coudray), Henri  Garcin (Philippe Bauchard), Michele  Baumgartner (Arlette Coudra), Roger  Van Hool (Roland Duguet), Veronique  Silver (Madame Odile Jouve - voce narrante), Philippe  Morier-Genoud (Dottore), Olivier  Becquaert (il piccolo Thomas)

Trama:  In un quartiere residenziale di Grénoble, Mathilde (Fanny Ardant) e suo marito hanno affittato una casa accanto a quella dove vivono Bernard (Gérard Depardieu) e la moglie. Lo spunto hitchcockiano (La finestra sul Cortile) della violazione dell’intimità reciproca si allarga nel tema dell’«amour fou» quando scopriamo che Mathilde e Bernard si sono già conosciuti, si sono amati con passione, si sono lasciati con rabbia. Si ritrovano otto anni dopo, entrambi – come si dice? – felicemente sposati. Il fuoco si riaccende…

Le riprese furono effettuate dal 1° aprile al 15 maggio 1981 a Grenoble e dintorni e il film fu proiettato in pubblico per la prima volta il 30 settembre 1981. Ventesimo film di François Truffaut (1932-84), il suo sesto film d'amore e, purtroppo, il penultimo.

E’ una storia d'amore girata come un thriller, con intelligenza calda e partecipe.

Il prologo nel quale Véronique Silver (la voce narrante) ci introduce nella vicenda crea una certa inquietudine nello spettatore mentre la precisa regia di Truffaut una forte tensione, anche erotica.

 
La storia (scritta da Truffaut con Suzanne Schiffman e Jean Aurel) può essere scambiata per la traduzione visiva d'una canzone di Edith Piaf. In realtà abbiamo a che fare con un film d'avventura interiore, dove gli stati d'animo e le situazioni sono orchestrate morbidamente. Seminato dei soliti, deliziosi, tocchi comici tipici del regista parigino, il film racconta con la giusta intensità cosa accade quando due amanti che si sono lasciati pur essendo ancora innamorati si ritrovano per puro caso anni dopo e si scoprono incapaci di controllare i propri sentimenti. L'essenza della loro precedente relazione è espressa benissimo dai loro dialoghi, o meglio: dalle scene che li vedono insieme. I due, infatti, hanno vissuto una storia d'amore fatta di non-comunicazione, basata sull'incapacità di espressione e anche in questa loro nuova relazione non trovano mai il coraggio di parlarsi chiaramente: più che l'amore, sembra l'attrazione fisica a tenerli vicini.

La bravura di Truffaut e dei suoi co-sceneggiatori è quella di rendere perfettamente l'idea di quanto sia difficile voltare davvero pagina dopo una storia importante seppur turbolenta come quella che ha legato Bernard e Mathilde.

Ma "tutte le storie d'amore devono avere un inizio, un centro ed una fine" e l'epigrafe che meglio descrive quella dei due protagonisti è proprio quella recitata dalla Silver nell'epilogo: "Né con te, né senza di te".

Truffaut non ha bisogno di ricorrere a Freud o a Lacan per spiegare, con la ragione, il dramma dei suoi personaggi. Li osserva, li pedina, scandisce musicalmente il racconto in modo che le scene d'ambiente si alternino a rapidi scatti sui gesti e le frasi, dà all'insieme una fluidità che assorbe tanti piccoli dettagli e ci trasmette il peso e il colore d'un universo.

Senza amore non si è niente: è nella battuta pronunciata da una disperata Mathilde, la femme d’à côté, la signora della porta accanto, il senso di tutto il film, forse il più pessimista e il più passionale di tutta l’opera di François Truffaut.

E’ perciò il film più appassionato di Truffaut dai tempi di La calda amante (1964), una parabola sulla vita quotidiana sconvolta dall’amore. Il quadro si allarga quel tanto che basta per scoprire personaggi e riti di un’esistenza altoborghese inaridita dalla sottocultura del consumismo. Mathilde rispecchia la propria visione del mondo nelle parole delle canzonette: «Più sono stupide, più sono vere».

Quello de "La signora della porta accanto" era un progetto che Truffaut accarezzava da tempo, ma solo quando vide la sua compagna Fanny Ardant a fianco di Depardieu alla cerimonia dei César in cui "L'ultimo metrò" ricevette dieci premi decise di iniziare la lavorazione vera e propria di quello che sarà il suo penultimo film.  

Bernard è Gérard Depardieu, coi vizi e le virtù che sappiamo, mentre Mathilde fu una scoperta: una Fanny Ardant per la quale non si sarebbe potuto desiderare un più felice esordio sul grande schermo. Una bruna enigmatica, con tratti teneri e severi, carica di tensioni.  L’esplosivo Depardieu, al centro di questo racconto fragile e tagliente, da mettere fra i migliori di Truffaut,  trova nell’esordiente Ardant un’attrice che gli tiene testa. Perfetti nell’interpretazione dei due amanti:  lei sensuale ed intensa e lui (doppiato da Ferruccio Amendola) carnale ed istintuale.