Teatro Club di Udine in collaborazione con il teatro dell'Archivolto di Genova presenta giovedÏ 23 marzo, venerdÏ 24 e sabato 25 (sala Mercato ore 21) "Cercivento" di e con Massimo Somaglino e Riccardo Maranzana, tratto da "Prima che sia giorno" di Carlo Tolazzi.
Due soldati della truppa, alpini della Grande Guerra, un carnico e un veneto, rinchiusi nella sagrestia di una chiesa tristemente riconvertita in prigione, incriminati sotto la disonorevole accusa di insubordinazione agli ordini e di sottintesa combutta con il nemico al di l‡ della trincea, sospesi nellíattesa del proprio destino che di lÏ ad uníora sar‡ di morte. E un intrecciarsi di sentimenti ñ rabbia, protesta scomposta, paura, ricordi, umiliazione di onore macchiato, accettazione, speranza e disperazione - in uníaltalena di umana piet‡ cui, prima dellíinesorabile tragedia finale, fa da improvviso intermezzo líimmaginario colloquio con don Luigi, il parroco del paese, parentesi visionaria di impossibile speranza.
Eí questa la situazione bloccata di ìCerciventoî, atto unico ricavato da ìPrima che sia giornoî, ultima fatica drammaturgia di Carlo Tolazzi, interpretato da Riccardo Maranzana (attore per líArchivolto con la regia di Giorgio Gallione ne ìLíocchio del lupoî di Pennac nel 1996, ìSnaporaz Felliniî nel 1997, ìLa storia di Onehand Jackî di Benni nel 2001) e Massimo Somaglino, qui impegnati anche come registi di se stessi.
Lo spunto, liberamente reinventato, riprende la storica condanna che a seguito di un sommario processo da Corte Marziale, portÚ a decine di anni di reclusione molti alpini del 109? Battaglione ìMonte Arvenisî e, per quattro di essi, allíesemplarit‡ dellíesecuzione capitale per fucilazione, il 1? luglio 1916 dietro il cimitero di Cercivento in Carnia. Rei tutti di ìrivolta in presenza del nemicoî, quando invece il rifiuto di quei soldati a conquistare la cima est della Creta di Collinetta, in una maledetta sera del 23 giugno del 1916, era motivato soltanto dalla lucida consapevolezza che quello sarebbe stato un inutile suicidio e che altre vie ñ ben note a quei militari esperti di monti ñ avrebbero potuto essere tentate.
In scena, dunque, Ë una coppia a chiaroscuro di caratteri, lingue, reazioni, anche esperienze, un gioco delle parti en double face ideale, e ëen attendantí, quasi un dramma a porte chiuse in uníunit‡ serrata di luogo-tempo-azione. Una dinamica a due, da cui gli attori sono stati a tal punto stregati da decidere di assorbire su di sÈ anche le battute e la funzione di don Luigi, il personaggio del prete che, previsto a met‡ della situazione testuale, entra con dolorosa ambiguit‡ umana a portare ai morituri líultimo viatico.