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12
Giu
2007
Giovedì 14 giugno al Cinema Teatro Cantero di Chiavari (spettacoli ore 17:00 e ore 21:00 prezzo 3,50 Euro), nell'ambito della Rassegna dei "Giovedì della Cineteca", organizzata dall'Associazione SenzaConfini e curata dalla Cineteca DWGriffith, verrà proiettato il 56° film "La doppia vita di Veronica" (La double vie de Veronique). Questo film, uscito poco più di quindici anni fa: nel 1991 è uno dei film più apprezzati dal pubblico del bravo regista polacco Krzysztof Kieslowski.Grandissima intepretazione dell'attrice Irene Jacob, protagonista del doppio ruolo di Weronika e Veronique premiata come miglior attrice al Festival di Cannes.
Il film ha ricevuto il Premio della Critica da parte del Sindacato Francese dei Critici Cinematografici e ancora nel 1992 il premio della Società Nazionale dei Critici Cinematografici degli Stati Uniti.
LA DOPPIA VITA DI VERONICA
(La Double Vie De Véronique, Fr-Pol-Nor-1991)
Regia: Krzysztof Kieslowski
Soggetto e sceneggiatura: Krzysztof Kieslowski, Krzysztof Piesiewicz
Fotografia: Slawomir Idziak Montaggio: Jacques Witta Musiche: Zbigniew Preisner
Cast: Irene Jacob (Véronique e Weronika), Philippe Volter (Alexandre Fabbri), Claude Duneton (Padre di Véronique), Sandrine Dumas (Catherine), Louis Ducreux (professore), Aleksander Bardini (direttore d'orchestra), Philippe Campos (Nicole Pinaud), Thierry De Carbonnieres (professore), Guillaume De Tonquedec (Serge), Lorraine Evanoff (Claude), Gilles Gaston Dreyfus (Jean-Pierre), Halina Gryglaszwska (zia), Jerzy Gudejko (Antek), Youssef Hamid(Ferroviere), Wladyslaw Kowalski (Padre di Weronika), Wanda Kruszewska (Lucyna Zabawa), Pauline Monier (Bernadetta Kus), Nausicaa Rampony (Nicole)
Produzione: Sideral Prod.-Parigi, Tor Prod.-Varsavia, Norsk Film-Norvegia
Per la sensuale, sofferta, spontanea e complicata interpretazione dei due ruoli, Irène Jacob è stata premiata come migliore interprete femminile al Festival di Cannes
Premio della Critica Sindacato Francese dei Critici Cinematografici 1992
Premio della Società Nazionale dei Critici Cinematografici degli Stati Uniti 1992
TRAMA: Una ragazza polacca, Weronica, e una francese, Véronique, pur non avendo nessun legame, sono uguali come gocce d'acqua, hanno lo stesso amore per la musica e la stessa malformazione al cuore. Per una misteriosa corrispondenza, la francese farà tesoro della tragica esperienza dell'altra.
La doppia vita di Veronica è un viaggio suggestivo nell'esperienza del doppio, un’interrogazione di commovente spiritualità e di vertiginosa raffinatezza linguistica, sul nostro intimo. Su quel dialogo che svolgiamo con noi stessi. E’ uno dei film più amati del genio polacco che assieme allo sceneggiatore Krzysztof Piesiewicz ha impresso una svolta al cinema estetico degli anni '80, perchè la ricerca dei contenuti e l’estetica riescono a convivere davvero magicamente. Alcune immagini, splendidamente fotografate da Slawomir Idziak già direttore della fotografia di “Dekalog” (Il Decalogo 5), con una forte dominante gialla, si imprimono indelebilmente nella memoria: come l'anziana signora che a fatica trascina i pacchi della spesa per strada o il bambino che gioca a riflettere la luce con lo specchio dalla finestra o ancora la splendido inizio con Weronica che canta sotto la pioggia. Nel film il mezzo poetico adottato è reso attraverso il movimento della macchina da presa (che sa muoversi come l'archetto di un violino o la bacchetta di un direttore d'orchestra) e una miriade di oggetti presenti nel film. Ma è anzitutto un film di sguardi, ammiccamenti ambigui, di lenti che riflettono, dilatano, capovolgono paesaggi e occhi, così come gli occhiali del papà di Weronika fanno passare attraverso la propria lente il paesaggio che sta disegnando nella notte, così come la pallina che deforma le immagini, o la lente di ingrandimento che le fa apparire ravvicinate. E, ancora, la luce, che caratterizza la seconda parte del film dedicata alla storia di Véronique insieme ai rossi tipici della pittura fiamminga. E poi il sole in continuazione su Véronique anche negli interni, il viso illuminato di Alexandre che incontra lo sguardo di Véronique, il gioco dello specchio che riflette la luce su di lei dalla finestra di fronte. Anche l'intesa con Alexandre avviene attraverso immagini simboliche: una storia di burattini che coincide con quella che ha in mente la ragazza francese; una ballerina che cerca di spiccare il volo, cade e muore, è coperta dal lenzuolo, il lenzuolo si fa bozzolo, e lei ne emerge con le ali e spicca il volo in una nuova vita. Il segno stesso come registrazione e cancellazione dell'evento è reso più volte. Il più evidente è quello delle fotografie: Weronika che guarda la propria foto come se si trattasse dell'altra e Véronique che guarda l'altra che però ha un cappotto non suo. Ma anche lo scontro automobilistico sentito nell'audiocassetta, l'automobile in frantumi ritrovata tempo dopo alla stazione ferroviaria, e la cancellazionedell'incidente attraverso la rimozione dell'auto stanno lì ad attestare che ciò che resta è essenzialmente nella memoria. Kieslowski chiude il film con Véronique che comincerà una nuova vita con la sua mano sulla corteccia d'albero, così come all'inizio Weronika bambina teneva fra le mani la foglia di un albero e ascoltava la voce fuori campo della mamma.
Le difficoltà simboliche del film e la ricchezza della tematica sono state enormemente sottovalutate dalla critica, che trovandolo sicuramente emozionante per le incantevoli musiche di Zbigniew Preisner e la cinematografia in genere, ha trovato difficile calarsi in una dimensione dell'intimità umana che non rientra negli schematismi consueti del discorso sul doppio nell'Occidente contemporaneo. Un motivo in più per far tesoro di una tematica che è qualche passo oltre. Il film, con tutta la sua carica di sensualità, è anzitutto dedicato allo spirito è la parabola di una ricerca di sé, attraverso l'individuazione delle proprie possibilità ulteriori. A poco serve cercare una spiegazione di tutti i rimandi e i simbolismi dell'opera, più conveniente è lasciarsi prendere e colpire dal loro valore emozionale proprio come fa Véronique alla fine del film quando si accosta con la macchina ad un albero e appoggia la mano sulla corteccia.
Krzysztof Kieslowski (Varsavia, 27 Giugno 1941 - 13 Marzo 1996) Tra il 1966 e il 1969 inizia il suo percorso artistico a Lodz, dove studia alla famosissima scuola di Cinema e Teatro, girando i primi cortometraggi (Tramwai, Urzad, Koncert zyczen, Nella città di Lodz). Se questi ed altri importanti lavori dei primi anni '70 come Operai (1971), Primo amore, Dal punto di vista del guardiano notturno lo segnalano come documentarista prolifico e originale, i primi film a soggetto per la televisione come Il sottopassaggio, Il personale, La pace segnano alcune tappe importanti per il nuovo corso del cinema polacco. Rivelatosi alla critica internazionale con opere quali La cicatrice (1976), Amator (1979), Il caso (1981), Senza fine (1984), Kieslowski si è definitivamente affermato con alcuni capolavori come Breve film sull'uccidere (1988), Breve film sull'amore (1988) e Non desiderare la donna d'altri (1989), che hanno anticipato e preparato il successo planetario del Decalogo. Il Decalogo (1989), sceneggiato in coppia con K. Piesiewicz, è uno straordinario film in 10 episodi per la televisione, imperniato su una lettura/interpretazione dei Dieci Comandamenti. Entrato di diritto tra i grandi autori europei contemporanei, ha confermato la sua lirica complessità con La doppia vita di Veronica (1991) e ha raggiunto il grande pubblico grazie al successo della trilogia dei Tre colori dedicata al motto che figura sul tricolore della Repubblica francese (“Libertà, uguaglianza, fraternità”). La trilogia comprende Film Blu, Leone d'oro a Venezia, Film Bianco, Orso d'argento a Berlino, Film Rosso, Palma d'oro a Cannes.
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